The lunatic is in my head The lunatic is in my head
You raise the blade, you make the change You re-arrange me 'til I'm sane.
You lock the door And throw away the key
There's someone in my head but it's not me...

Brain Damage, Pink Floyd

lunedì 16 maggio 2016

Criticare non serve a nulla


Quante volte critichiamo gli altri sul proprio modo di comportarsi? Quante volte evidenziamo gli errori delle persone che ci circondano in famiglia o in ufficio, credendo magari di aiutarli a correggere i loro sbagli? Quante persone accettano di buon grado critiche sul proprio comportamento, per quanto sbagliato possa essere? Quante critiche accettiamo noi di buon grado su qualche scelta che abbiamo fatto?
La critica è inutile perché pone le persone sulla difensive e le induce a trovare una giustificazione. Inoltre ferisce l'orgoglio della gente, la fa sentire impotente e soprattutto suscita risentimento.
Condannare e criticare è quindi controproducente, perché in questo modo non si correggono gli errori e si peggiora la situazione. Quanti rapporti di lavoro o di amicizia cambiano perché si sottolineano i comportamenti sbagliati? Le relazioni si incrinano per opinioni diverse sulle materie più futili, figuriamoci per critiche su comportamenti sbagliati o presunti tali.
Tutti dovremmo ricordare che l'essere umano è molto spesso governato dalle passioni più che dalla ragione e soprattutto mosso da orgoglio e vanità.
So perfettamente che è complicato ma, invece di condannare l'operato delle persone con quell'arma tagliente che è la nostra lingua, dovremmo provare a capirle, a metterci nei loro panni ed a comprendere i motivi delle loro azioni.

sabato 30 aprile 2016

Altro che Visionario


In questi giorni, riguardo alla giravolta di Silvio Berlusconi sulla candidatura a sindaco di Roma, si legge di tutto, dal Berlusconi visionario di un nuovo Centro-Destra al Berlusconi funambolo.
Berlusconi è semplicemente esperto in retromarce, tutte perfettamente calcolate. Del resto ci ha abituato nel suo ventennio. Una delle più famose fu ai tempi della Commissione Bicamerale D'Alema, nel lontano 1997: fece saltare improvvisamente il "Patto della Crostata" stipulato, si disse, a casa Letta (zio) e bruciò D'Alema.
Una delle ultime ad Ottobre 2013, in occasione della fiducia al Governo Letta (nipote): inizialmente non voleva votare la fiducia, poi cambiò idea perché in ogni caso la fiducia sarebbe passata grazie ai voti dei dissidenti del suo partito (quelli che poi avrebbero formato l'NCD).
Dovrebbe essere chiaro a tutti ormai che le mosse di Berlusconi sono dettate soltanto dalla salvaguardia dell'interesse personale e delle aziende di famiglia che stanno vivendo momenti difficili: A.C. Milan in posizione fortemente debitoria, multa dell'Antitrust a Mediaset per i diritti televisivi del calcio etc.
L'interesse di Berlusconi è quello di apparire ancora importante e saldo nel suo campo in modo da poter esercitare un certo potere di negoziazione con il Governo al momento opportuno: è come arrampicarsi sugli specchi ormai, vista la diaspora e l'anarchia presente nell'attuale Centro Destra, ma lui non demorde.
Perdere nettamente con Bertolaso, voluto da lui come "uomo del fare", magari con percentuali inferiori al 10%, sarebbe stato un disastro ed avrebbe sancito definitivamente la fine della sua leadership, già ampiamente messa in discussione da Salvini e dalla Meloni. 
Meglio quindi una posizione conservativa, stare defilati, convergere su un candidato espressione della società civile senza metterci la faccia (ed i voti) più di tanto: una eventuale sconfitta sarebbe principalmente di Marchini e delle liste civiche associate.
Pertanto, di visionari ad Arcore non ce ne sono. Berlusconi non è mai stato uno Statista ma neanche stupido: deve sembrare uno che conta, almeno fino a fine legislatura.


lunedì 18 aprile 2016

"SI ma"...."NO però"...

Comprendo la desolazione di tanti per l'esito referendario. E' simile allo sconforto che avevo quando alla fine degli anni '80, inizio anni '90, nonostante l'imperante clientelismo ed il dilagare della corruzione dalle urne venivano fuori sempre i numeri per un Governo Pentapartitico (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI). Votavo Partito Radicale (1%, 3% quando andava bene) e dovevo quasi nascondermi per le mie idee sulla partitocrazia.
Quando i nostri ideali non vengono condivisi dagli altri c'è sempre un misto tra tristezza e rancore verso gli altri, colpevoli di insensibilità, inciviltà, menefreghismo e soprattutto ignoranza.
Ebbene il sottoscritto, ex referendario convinto, fa parte degli incivili, degli ignoranti del 17 Aprile, pur essendo, credo, una persona di ideali e con un senso civico abbastanza spiccato. 
Chi ha promosso e chi ha perso il Referendum, piuttosto che insultare chi non è andato a votare, dovrebbe chiedersi i motivi che hanno indotto la maggioranza degli Italiani a non esprimersi. Sicuramente i motivi non sono stati né la mancanza di informazione (mai come questa volta anche in radio spiegavano le ragioni del SI e del NO), né il bel tempo: chi è motivato verso un obiettivo trova tutto il tempo di questo mondo.
Le mie ragioni (le elenco con livello di importanza crescente) ma credo anche le ragioni di tante persone incivili come me, sono state le seguenti:
  1. Il Referendum, nel merito, era inutile. In caso di vittoria dei SI non si sarebbe bloccata nessuna trivella, visto che le trivelle sono ferme dal 2011 (è già vietato trivellare nuovi pozzi entro le acque territoriali), né si sarebbe bloccata la trivellazione oltre le 12 miglia. Il vero tema riguardava la possibilità o meno di continuare l'attività di estrazione di idrocarburi: stiamo parlando dell'1% del fabbisogno nazionale di petrolio e del 3% di quello del gas, cioè del nulla. Piuttosto io mi sarei preoccupato delle Royalties tra le più basse del mondo: in quel caso, tanta gente, me compreso, sarebbe andata a votare ed il quorum si sarebbe raggiunto certamente.
  2. Il Referendum è uno strumento ormai superato. Siamo in una democrazia parlamentare in cui l'elettore delega dei rappresentanti sulle decisioni da prendere. Non si può pretendere che l'italiano medio, debba districarsi tra nozioni di geologia, economia, ecologia per farsi un'idea e scegliere: ricordiamoci che l'essere umano, quando non capisce una cosa, tende ad accantonarla. I cittadini possono essere interpellati sulle battaglie di principio, non sul dettaglio: per esprimersi su questi ultimi bisognerebbe conoscere a fondo le tematiche sotto tanti aspetti e probabilmente dopo uno studio attento la scelta sarebbe un "SI ma" oppure un "NO però". Un referendum sulla pena di morte o sull'abolizione di tutte le fonti energetiche non rinnovabili probabilmente raggiungerebbe il quorum. Se, diversamente, pensiamo che l'Italia debba essere una democrazia diretta in cui tutti noi siamo pronti con il pulsante per votare online su ogni articolo di una legge, emendamenti compresi, siamo nell'utopia pura.
Chiudo con un pensiero per gli idealisti. Nonostante ci sia tanto sole nel Sud Italia, il numero di impianti fotovoltaici residenziali è minimo. Qualche anno fa, per un periodo, ho venduto diversi impianti. Sapete quante persone hanno valutato la bontà dell'impianto in base alla fonte di energia? Una, una sola: ecologista e sinistrorsa convinta. Le altre, decine e decine, a cui presentavo i vantaggi dell'impianto si preoccupavano esclusivamente della convenienza economica e del ritorno dell'investimento. Erano interessati solo a capire se era meglio acquistare l'impianto oppure lasciare i soldi in Banca: non si preoccupavano né del futuro dei figli, né del futuro della Terra.

giovedì 14 aprile 2016

Fuori la verità



Le indagini relative alla morte di Giulio Regeni purtroppo non sembrano fare passi avanti nonostante l'annunciata collaborazione del governo egiziano. Al contrario, il presidente egiziano Al Sisi sta provando ad incanalare l'assassinio del ricercatore italiano verso la criminalità e la delinquenza presente nel proprio paese cercando di distogliere l'attenzione della comunità internazionale dai servizi egiziani e dalla polizia criminale, principali indiziati del brutale assassinio. Il tutto condito dal solito attacco ai media, rei, secondo Al Sisi, di raccontare menzogne senza verificare le fonti. Ovviamente non conosco la verità né faccio il tifo per l'una o per l'altra ipotesi: un ragazzo è stato torturato e barbaramente ucciso, in ogni caso. Tuttavia conoscere la verità è un diritto ma ancor di più un dovere: un dovere verso la sua memoria, verso i suoi genitori, verso il nostro Paese.
In un post precedente ho fatto riferimento agli interessi economici di diverse grandi aziende italiane in Egitto: l'Italia, infatti, è il secondo partner straniero dell'Egitto, dopo la Germania. Tuttavia credo che un Paese, un Paese che vuole tornare (o cominciare, dipende dai punti di vista) a contare in ambito internazionale, deve avere la forza di anteporre principi basilari, come quello della richiesta di verità, agli interessi economici. Deve pretendere rispetto per sé e per i propri cittadini: anche in questo modo si forma quella identità nazionale in cui noi Italiani ci riconosciamo solo in occasione dei Mondiali di calcio.
Il nostro governo deve compiere tutti gli atti possibili, senza scatenare guerre ovviamente, affinché si giunga alla verità, per quanto sconveniente possa essere: in questo credo sarà probabilmente agevolato dalla comunità internazionale visto che il caso Regeni e il fenomeno delle sparizioni in Egitto sono ormai di interesse internazionale.

venerdì 1 aprile 2016

Un perenne Conflitto...di Interessi


Passano gli anni, i decenni, ma il DNA della classe dirigente del nostro paese non cambia. Cambiano gli uomini, non la mentalità, l'atteggiamento nei confronti del potere, utilizzato innanzi tutto per tutelare i propri interessi.
Il nostro governo è sbeffeggiato quotidianamente dall'Egitto in merito all'omicidio Regeni: ogni giorno una nuova versione, forse sono coinvolti i Servizi Segreti Egiziani. La cosa grave è che il governo italiano tarda ad esigere con forza la verità, ad intraprendere azioni decise, diplomatiche e commerciali, nei confronti del regime autoritario di Al Sisi. 
Possibile che gli interessi economici dei soliti colossi italiani dell'energia e delle costruzioni vengano sempre anteposti alla legittima esigenza di verità di un Paese? Proprio quel Paese, l'Italia, che per primo ha ospitato il generale Al Sisi?
Intanto, è proprio di queste ore la notizia delle dimissioni della Ministra dello Sviluppo Economico per il contenuto di una intercettazione telefonica con il compagno. 
Niente di penalmente rilevante per l'ex Ministro ma un comportamento eticamente quanto meno discutibile, in pieno conflitto di interessi. 
Con il ventennio Berlusconiano il conflitto di interessi è stato "sdoganato": avendo l'esempio del Presidente del Consiglio, gran parte dei politici, a tutti i livelli, si sono sentiti in diritto di "coltivare", come un orticello, il proprio conflitto di interessi. Interessi nelle banche, nelle costruzioni, nell'energia, nelle telecomunicazioni, anteponendo l'interesse particolare a quello generale, il tornaconto di pochi all'attenzione per la collettività.
Si cerca di nascondere tutto sotto il tappeto ma per fortuna spesso le sacrosante intercettazioni telefoniche riescono a riportare tutto alla luce del sole.
Con l'avvento dei "rottamatori", o presunti tali, molti hanno sperato che la stagione del clientelismo, oltre che della corruzione e del malgoverno in generale, finisse, o che comunque si cominciassero a vedere segnali di una inversione di tendenza: purtroppo questo non è accaduto e la delusione, non da oggi in verità, è tanta perché grande era la speranza. 
Viene da chiedersi, soprattutto, se esiste una soluzione per estirpare questo malcostume così radicato nel nostro Paese a tutti i livelli. 
Possibile che, salvo rare eccezioni, chiunque si avvicini alla stanza dei bottoni, ne subisca l'abbraccio mortale e si "adegui" al Sistema? 
Oppure è il Sistema che attira persone predisposte a farne parte e, respinge chi non vuole proprio aver a che fare con compromessi clientele e quant'altro?

mercoledì 23 marzo 2016

Europa: ora o mai più


Ieri una serie di attacchi terroristici ha messo sotto assedio Bruxelles.
Come qualche mese fa a Parigi, si tratta probabilmente di un'azione di rappresaglia verso uno Stato che fa parte della coalizione anti ISIS ma non possiamo fingere di non vedere che stavolta è stato colpito il cuore dell'Unione Europea: Bruxelles è la sede principale delle Istituzioni Europee, è la capitale di quell'Europa che politicamente non esiste.
La facilità con cui è stata colpita, con azioni coordinate, una città blindata, nella quale appena qualche giorno fa era stato catturato un terrorista ricercato da mesi, è l'emblema di quello che è oggi politicamente l'Unione Europea: vulnerabile su tutti i fronti tranne che la politica monetaria, almeno per il momento. 
L'Europa procede in ordine sparso su tanti aspetti, a partire dalla Politica Estera. L'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (Lady PESC, l'italiana Federica Mogherini) ha un ruolo esclusivamente diplomatico, non decisionale: alla fine le decisioni sono state e sono tuttora prese dai singoli Stati. Per questo motivo negli ultimi anni abbiamo assistito ad azioni militari di alcuni Stati Europei nei confronti di Iraq, Libia, infine Siria.
E' perfettamente inutile a questo punto ricordare le cause, individuare le colpe di questi conflitti che hanno portato solo altra guerra, altra morte, in Medio Oriente,
in Africa, ora anche in Europa. E' arrivato il momento di agire, ma di agire diversamente e soprattutto uniti.
Non si può pensare di radere al suolo il Medio Oriente ed il Nord Africa per eliminare lo Stato Islamico, né si può pensare di girare per le strade Europee a chiedere ai passanti se appartengono all'ISIS. Tanto meno si può continuare con raid "mirati" che spesso contribuiscono a far arruolare parenti delle vittime civili tra i ranghi del Califfato. 
Non è più il momento dell'attacco, ma quello della difesa del territorio sotto assedio. E' a tutti gli effetti una guerra civile, visto che spesso i terroristi sono cittadini Europei, e le guerre civili si possono combattere solo con l'Intelligence, con le informazioni. 
Nell'epoca in cui è possibile tracciare in ogni momento dove siamo, con chi parliamo, cosa acquistiamo, quando e dove preleviamo, cosa cerchiamo in rete, le informazioni sono le uniche armi che possono risultare efficaci in questo contesto, soprattutto se condivise tra gli Stati.
Niente più azioni in ordine sparso: è giunto il momento di collaborare, è giunto il momento di fidarsi.

martedì 15 marzo 2016

Non è (ancora) un paese per Donne



Ho avuto sempre un rapporto privilegiato con voi Donne, sin da ragazzo. Sono sempre riuscito a confrontarmi e confidarmi molto più con voi che con gli Uomini: probabilmente perché avete una sensibilità maggiore e riuscite a vedere le cose da diversi punti di vista.
Oggi posso affermare senza timore di smentita che siete la nostra gioia e talvolta dolore.
A volte insopportabili ma uniche: la nostra vita senza la vostra presenza ed il vostro sorriso sarebbe decisamente grigia ed avrebbe poco senso.
Avete un unico ostacolo, il volante dell'automobile: utilizzarlo insieme alla frizione ed al cambio, non è facile per buona parte di voi.
Per il resto siete praticamente perfette: multitasking, cioè svolgete più compiti contemporaneamente; risolute e quando prendete una decisione non tornate indietro; capaci nei compiti quanto se non più di noi Uomini.
Siete inoltre forti, instancabili e tenaci: davanti alla sofferenza ed alle difficoltà non vi demoralizzate ma andate avanti, magari con la morte nel cuore, senza arrendervi.
Nel corso dei decenni di lotte ne avete fatte tante e di conquiste altrettante. Siete ancora vittima di violenza, a partire dagli ambienti domestici: la violenza tuttavia è di questo mondo e non fa distinzione di genere, età.
Probabilmente l'Italia non è ancora un paese per Donne come le vicende politiche di queste ultime ore stanno dimostrando. Del resto per chi è il nostro bel Paese? Solo per politici, lobbisti, amici degli amici e traffichini.
Tuttavia, nonostante le oggettive difficoltà, sempre più Donne fanno carriera raggiungendo vertici aziendali e conciliando brillantemente gli impegni professionali con quelli familiari. Tanti incarichi di potere, inoltre, sono ricoperti da Donne: da diversi anni, ad esempio, il Capo del Governo Tedesco
è una donna, così come lo è l'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per la Politica Estera e di Sicurezza Comune.
Tra qualche mese probabilmente gli Stati Uniti d'America avranno il primo Presidente Donna della Storia: la persona più potente del Mondo sarà quindi una Donna.
E' un processo inarrestabile: il futuro (in parte già il presente) è vostro, nessuno potrà fermarvi, è solo questione di tempo anche nel nostro Paese.
Non avrete più bisogno di festeggiare una volta l'anno se non per avere qualche coccola in più.
L'augurio è che sappiate fare meglio di noi Uomini che abbiamo costruito una società che non guarda a chi resta indietro ma si basa solo su aridi numeri: profitto, crescita e debito.